"…por eso he soñado con una obra que no se encajase en ninguna categoria, que en lugar de pertenecer a un género, los contuviese todos; una obra dificil de definir y que habría de definirse justamente por esa carencia de definición; una obra de la tierra en el cielo y del cielo en la tierra; una obra que fuese el punto de reunion de todos los vocablos diseminados en el espacio cuya soledad y desconcierto no podemos ni imaginar; el lugar, más allá del lugar, de una obsesión por Dios, deseo no colmado de un insensato deseo; un libro, por último, que sólo se entregase por fragmentos, cada uno de los cuales fuese el inicio de un libro."

Tratto da El libro de las preguntas – volumen II di Edmond Jabès, ediciones Siruela, El antelibro III, pagina 261. Trovai questo libro in casa di Didac e lo aprii a caso.

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sabato, gennaio 26

Questa strana città ... "Perché sei qui?" ... "Attendere prego, stiamo elaborando la sua richiesta ..."

Questa mia viene dal sentito.
Una corazonada.
Tutti incessantemente mi chiedono: "Perche' sei qui?"
Primo: perche' mi fai questa domanda? Forse perche' tu catalano non sei mai uscito dalla tua citta'.
Secondo: a quanti l'hai gia chiesto? Qualcuno avra' almeno una volta intentato una vaga e giustificabile risposta.
Scusatemi non voleva essere una lettera aperta al catalano medio. E che oggi devo mettere colore su bianco e scrivere una mail poteva essere un surrogato a buon mercato. Mi perdonino coloro a cui devo ancora rispondere in privato, oggi e' andata cosi'. Immaginatemi seduto in un internet caffe' pakistano con musica etnica a palla, seduto accanto ad un peruviano (presumo) smanettone che chatta con sei persone alla velocita' della luce (tutto questo mentre ride contento delle sue sei personalita' differenti).
Il lavoro ormai gia' mi succhia il sangue. Prima mi spostano in una tienda lontanissima (e via con la metro sottoterra!) poi ci trovo un supervisore francese (almeno quello di prima era solo gay), per chiudere in bellezza oggi ho fatto la visita medica dove ci mancava solo un ispezione nelle parti intime e domande sulla mia vita sessuale ... comunque il sangue se lo sono preso direttamente alla spina!
La vita da senzatetto vagabondo ... ioooooo, vagabondo che son ioooooo, vagabondo che non sono altroooooo, soldi intasca non e' hoooooo ...
Mo sto dormendo sul divano di un amigo, e la mia valigia sembra la cesta dei panni sporchi ... un cumulo ormai piramidale di tessuti in attesa di collocazione ... incredibile! Oggi mi si aprono delle parentesi preziose nelle frasi. Quindi, dicevo? Ho perso il filo ... forse non era importante.

Fino a poco fa commentavamo, io e un amico argentino, che qui la gente per la strada e' mediamente brutta, poi un gruppo da dieci di scozzesi in gonnellino, sombrero messicano e maglietta rossa omologata, ha catturato la nostra attenzione ...
Alfonso (l'argentino in questione) ha esclamato sotto voce ... forse per non ammettere di rivolgersi a se stesso ... : Io non mi merito questo! Chiudendo come un tango l'indegna danza di quei falsi gonnellini ... tatan! A proposito? Ma il Tatanka? Se qualcuno di voi lo vede, me lo saluti e gli chieda perdono per essere sparito.
Perche' sono qui? Per cambiare, per imparare la lingua, perche' e' vicino ... no so, e tu?

Alessandro alias Haikel alias Bak

posted on 15-02-2005


Bella domanda vero? Inizi per fartela da solo, poi iniziano tutti a cercare in te la loro risposta ... cosi' rinunci e getti a qualcun'altro la patata bollente. Si puo' dire che rappresenta in scala il dramma esistenziale.
Sono passati quasi tre anni e non me lo domando piu' questo perche', magari la sfumatura e' diversa ... la scala del dramma esistenziale e' diversa ... "Perche' sono ancora qui?".
"Attendere prego, stiamo elaborando la sua richiesta ..."
O<-<

4 commenti:

MusEum ha detto...

"Perchè sono qui?" è forse LA domanda in assoluto. La prima domanda che si affaccia in noi nell'esatto istante in cui mettiamo piede in questa vita...

E spesso continuiamo a chiedercelo durante l'intera nostra esistenza, nonostante il susseguirsi di penisole di felicità collegate al continente dei dubbi e dell'incertezza del futuro mediante una piccola striscia di sabbia.

Che dire, poi, della Domanda Madre, alla prima intimamente collegata:

"Chi sono?".

La struggente bellezza della vita si nasconde forse proprio in questo. Nell'eterna ricerca di risposte che ci spinge al viaggio, se siamo aperti e recettivi.

Un viaggio che non deve necessariamente implicare uno spostamento fisico, ma che non può prescindere da uno spostamento mentale di prospettive e aspettative...

haikel.bak@gmail.com ha detto...

Carina l'idea dell'atollo esistenziale!
Ognuno affronta questi drammi esistenziali a modo suo: chi viaggiando, chi studiando, chi facendola pagare agli altri ...
Io sto solo cercando un vaso adatto alle mie radici, viaggiare e' un lusso per pochi. Diciamo che lavoro sulle distanze visto che credo di essere un "animale di zona".
C'e' anche un'altra opzione molto interessante: non considerare il problema, andare verso l'oblio.
O<-<

MusEum ha detto...

Concordo, viaggiare è un lusso per pochi. Ma si può viaggiare in molti modi, super economici ;)

Con il pensiero, con la fantasia, leggendo un libro, un blog, guardando un film, parlando con una persona sconosciuta... Lasciandosi trasportare dalla musica...

Viaggiare, semplicemente, vivendo.

Quanto all'oblio, non credo ci sia concesso... In quanto animali (ir)razionali e pensanti, possiamo anche rimuovere o tentare di non pensare a qualcosa.

Presto o tardi, le domande tornerebbero comunque a far capolino nella nostra testa.
O, almeno, questo è quello che capita a me...

haikel.bak@gmail.com ha detto...

Lo so, lo so. E' che non mi va di ammetterlo che l'oblio non esiste (almeno in vita) ... d'altronde si puo' denominare vuoto uno spazio? Non esiste il vuoto ... e' come lo zero: piu' che un numero e' un concetto.

O<-<

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