"…por eso he soñado con una obra que no se encajase en ninguna categoria, que en lugar de pertenecer a un género, los contuviese todos; una obra dificil de definir y que habría de definirse justamente por esa carencia de definición; una obra de la tierra en el cielo y del cielo en la tierra; una obra que fuese el punto de reunion de todos los vocablos diseminados en el espacio cuya soledad y desconcierto no podemos ni imaginar; el lugar, más allá del lugar, de una obsesión por Dios, deseo no colmado de un insensato deseo; un libro, por último, que sólo se entregase por fragmentos, cada uno de los cuales fuese el inicio de un libro."

Tratto da El libro de las preguntas – volumen II di Edmond Jabès, ediciones Siruela, El antelibro III, pagina 261. Trovai questo libro in casa di Didac e lo aprii a caso.

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lunedì, febbraio 8

Contatto



Ho pescato uno spettro dallo specchio nel pozzo, l'ho nutrito delle mie paure e l'ho legato a me per sempre.
Non sapevo come fare ... non sapevo neanche cosa stessi facendo.
Dallo spavento iniziale rimasi senza fiato, quasi svenni ...
Mi salvò un solo pensiero fatto di calma assoluta.
Come il cane al suo padrone lo spettro si fermò in attesa di ordini, e io lo fissai come un funambolo fissa il suo traguardo all'altro capo della corda tesa.
Entrai in me in un modo inconsueto, entrai in lui al contempo.
Lo mossi come si può muovere una mano e lui mi insegnò i segreti dell'abisso.
Diventammo un'unica moltitudine.

2 commenti:

Yuki aka Prisma ha detto...

Al contrario di te, io non riesco a visualizzare lo spettro... Forse la parte del corpo con cui percepisco l'abisso, senza capirlo, è lo stomaco, la pancia, il ventre. È lì che si aggrappano le emozioni negative, l'ansia, l'inquietudine, la sofferenza mia e delle persone a me connesse. È lì che il dèmone ha costruito il suo nido. Mi sembra quasi di sentire una specie di polipo muovere i suoi tentacoli dentro di me nei miei momenti più bui.

Forse dovrei anch'io tentare di diventare un'unica moltitudine con lo spettro. Potrei così sconfiggere la paura... e ricominciare a comunicare con la parte di Me che è rimasta bloccata tanti anni fa...

Mio ha detto...

Dovrei informarmi di più su Castaneda per capire chi fosse. Sai, sono molto restio a questo tipo di approcci alla psicologia. E' molto facile ritrovarsi tra stregoni e maghi piuttosto che tra persone come Jodorosky.

Sicuramente dare una forma, qualunque essa sia, aiuta a riconoscere. Descrivere anche con i "normali" sensi cose che non appartengono al dominio fisico aiuta, a mio avviso, a gestirle e a capirle. Erdős, un famoso matematico del secolo scorso, girava per le strade sbracciandosi come un pazzo mentre pensava. Con quei movimenti tentava di dare forma, toccava e plasmava i suoi concetti puramente teorici... chissà che forma avessero :)

Buona giornata Bak!

Roberto

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