"…por eso he soñado con una obra que no se encajase en ninguna categoria, que en lugar de pertenecer a un género, los contuviese todos; una obra dificil de definir y que habría de definirse justamente por esa carencia de definición; una obra de la tierra en el cielo y del cielo en la tierra; una obra que fuese el punto de reunion de todos los vocablos diseminados en el espacio cuya soledad y desconcierto no podemos ni imaginar; el lugar, más allá del lugar, de una obsesión por Dios, deseo no colmado de un insensato deseo; un libro, por último, que sólo se entregase por fragmentos, cada uno de los cuales fuese el inicio de un libro."

Tratto da El libro de las preguntas – volumen II di Edmond Jabès, ediciones Siruela, El antelibro III, pagina 261. Trovai questo libro in casa di Didac e lo aprii a caso.

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lunedì, marzo 23

L'Errore, l'Archetipo, il Demone.



Ora, di fronte ad un foglio elettronico scelgo di lasciarmi andare e conservare tutti i possibili errori di digitazione che il grande caos/caso mi concede …

Un errore (in inglese error) è una transizione dello stato globale del sistema, che non è conforme alla specifica di funzionamento del sistema.

Poche tracce per cominciare ... ma è già qualcosa.
Ci tengo a distinguere fra errore e sbaglio.
Sbagliare è comune ma errare è straordinario. Esattamente! E’ fuori dall’ordinario, fuori dall’ordine, dal prestabilito.
Interessanti teorie enunciano che gli errori sono ‘segni’ di un cambiamento imminente, e tanto più sono frequenti e interconnessi questi segni, questi errori, tanto più sono prossimi i cambiamenti.
E’ sbagliato, o forse meglio dire illusorio, credere nei sistemi stabili a prescindere del loro tempo di esistenza. In natura tutto si svolge in un tempo T o t: Maiuscolo per il tempo definito da un momento A ad un momento B, e minuscolo nello studio dei fenomeni nel tempo inteso nel suo scorrere … negli istanti infinitesimali del loro accadere.

In sintesi, l'affidabilità di un assieme, di un sistema comunque complesso è la misura della probabilità che l'assieme considerato non si guasti (ovvero non presenti deviazioni dal comportamento descritto nella specifica) in un determinato lasso di tempo.

Mi sono buttato sulla ricerca libera di non so che … forse di un lapsus!

Un lapsus è un errore involontario, una distrazione che sopraggiunge nello scrivere o nel parlare. Secondo Sigmund Freud, nella sua teoria psicoanalitica, esso non è casuale, ma rappresenta la manifestazione di un desiderio inconscio che affiora e trova così soddisfacimento. È questo il celebre lapsus freudiano.
In letteratura sono considerati numerosi tipi di lapsus classificati a seconda del contesto in cui sopraggiungono:
Lapsus Linguae: errore della lingua
Lapsus Calami: errore della penna
Lapsus Memoriae: errore della memoria


Il significato è chiaro: siamo esseri umani, e l'errore capita. Capita? Ne siamo sicuri?

Se fossimo completamente razionali, dovremmo commettere pochi errori e questi dovrebbero essere simili ai lapsus linguistici e non sistematici come le illusioni inferenziali. Tuttavia, la dimostrazione che commettiamo degli errori sistematici in alcuni problemi non significa che i nostri processi di ragionamento siano intrinsecamente irrazionali [...].
[...] Le nostre inferenze quotidiane possono essere logicamente valide, senza dover essere per questo attribuite all’applicazione di regole logiche. Tuttavia, dati i limiti della nostra memoria di lavoro, commettiamo degli errori sistematici di ragionamento, come le illusioni [...].
[...] I sistemi sociali che favoriscono opinioni e teorie semplicistiche e granitiche tendono a mal sopportare l’evoluzione: l’esito della fuoriuscita da un ordine sociale potrebbe infatti essere drammatico per tutti i partecipanti. Ciò suggerisce che sarebbe preferibile avere un sistema sociale dove vengono segnalati molti e frequenti “errori”: questo sarebbe un indice di una “società aperta”, che sopporta senza eccessivi traumi le continue proposte di cambiamento, favorendo l’evoluzione di nuovi ordini. Tra l’altro, una evoluzione continua è anche condizione necessaria affinché il successo e il potere non rimangano sempre nelle stesse mani [...].


Mi piace spesso vantarmi con gli altri di avere una coscienza nascosta molto più forte di me, del me esteriore, razionale, lineare, comune, sociale ... un po' come Socrate il suo demone (δαιμων - spirito, sé elevato).
Socrate diceva di avere un daimonion che lo allertava contro gli sbagli (e appositamente non scrivo “errori”), ma senza mai dirgli cosa fare o obbligarlo a seguire i suoi dettami. Egli asseriva che il suo demone esibiva grande accuratezza nei dettagli, più di quanta ne fossero in grado di offrire le pratiche divinatorie del tempo.
Il demone di Socrate è interiore, e nonostante appartenga all'irrazionale, si addomestica con la ragione. Secondo il filosofo bisogna conoscere se stessi. Anche Platone, narrando del suo maestro, scrive che la sacerdotessa Diotima insegna a Socrate che l'Amore non è un Dio, ma bensì un buon demone. E lo stesso voglio credere io dell'Errore. Un'idea. Eureka!
Il demone era, per Plotino, un'altra forma per denominare il Logos Spermatikos, la "ragione seminale" che si diffonde nella materia inerte animandola e portando alla vita i diversi enti. Il logos è presente in tutte le cose, dalle più grandi alle più piccole, garantendo così l'unità razionale dell'intero cosmo.
Logos è un termine greco che, nel corso dei secoli, ha indicato idee e concetti molto diversi, specie nell'ambito della filosofia e della religione: spiegazione, frase, argomentazione, ragionamento, misura, ragione, logica e così via.

Filone Alessandrino riprende il logos della tradizione stoica incorporandolo nella sua teologia e connettendolo al tema biblico della "parola di dio". Per Filone, che si rifà anche al Timeo di Platone, dio è trascendente rispetto al mondo, e a far da mediatore tra il primo e il secondo è proprio il logos, fonte degli archetipi sulla cui base il mondo viene modellato. Nella dottrina di Filone si riconoscono temi e concetti che poi torneranno nel Cristianesimo, dove il logos compare all'inizio del Vangelo di Giovanni, dov'è identificato con Gesù. Il logos è il tramite con cui dio ha creato il mondo e, incarnato in Gesù Cristo, ne è stato anche il salvatore.
Il termine "logos" in ambito cristiano è tradizionalmente reso in italiano come "verbo", riprendendo con un calco il latino "verbum". Altri traducono con "parola".


E mano a mano, linkando qua e cliccando là, trovo altre tracce, altri segni, altri concetti ... altri archetipi.

Al di fuori del pensiero europeo è possibile rintracciare, con le dovute cautele, termini e concetti che è possibile accostare con diversi gradi di similarità, al logos: il Tao nel pensiero cinese, l'Aum in quello indiana, e il dharma in quello buddhista.

Anche nel campo della scienza il demone appare, a volte semplicemente per giustificare l'assurdità, l'inconcepibile, l'autonoma volontà dei sistemi naturali.
E' il caso del demone di Maxwell, una teoria datata 1876 dove il fisico scozzese James Clerk Maxwell mette in discussione la linearità della seconda legge della termodinamica.
Precedentemente anche Pierre-Simon Laplace, nel 1814, ipotizza l'esistenza di un demone che, conoscendo la posizione nello spazio e nel tempo di tutti gli atomi dell'universo, può prevedere l'intero corso passato presente e futuro degli eventi cosmici attraverso le leggi newtoniane.
Ciò che per la nostra fisica scolastica appare idiota, per la fisica quantistica si rivela essere una delle chiavi centrali per lo sviluppo di nuove teorie sull'intelligenza. Soprattutto perchè uno degli assunti fondamentali è che nessun fenomeno osservabile è indifferente all'osservatore, ma soprattutto nulla è determinabile. Quantomeno l'esatta traiettoria di un elemento subatomico.

La meccanica quantistica afferma che vi sono degli errori intrinseci non colmabili. In particolare un sistema non presenta un unico valore di una quantità misurabile (in gergo, osservabile), bensì che il sistema è caratterizzato da una sovvrapposizione di diversi stati (corrispondenti ai diversi valori della quantità misurata). Quello che si ottiene dalla misura è un valore che dipende da questi stati sovrapposti, dalla loro probabilità e dal valore corrispondente ad ogni stato. Senza entrare nel dettaglio si può dire che il valore ottenuto è un valore medio, dipendente dal tempo. In alcuni casi è possibile realizzare delle apposite misure per conoscere quale sia la probabilità dei diversi stati. Tuttavia il principio di indeterminazione di Heisenberg indica che non è possibile conoscere simultaneamente con incertezza nulla il valore di due quantità coniugate.

Il succo è che molto dipende dalla nostra coscienza: in una serie di bivi consecutivi (in cui la scelta è dubbia – o certa – al 50%) l'esito finale del percorso tracciato dipenderà dalle nostre scelte. Consapevoli o meno che siano, tracceranno un percorso frattale.

Nel corso della storia molti matematici sono arrivati alle loro scoperte inaspettatamente. Lo stesso Mandelbrot afferma di essere arrivato alle sue scoperte per puro caso. Un giorno egli si trovò nella biblioteca dell’IBM dove molti libri che nessuno aveva mai letto stavano per essere spediti al macero. Benoit aprì una rivista a caso e lesse il nome del meteorologo Richarson. Questo nome era già noto al matematico polacco per gli studi che stava effettuando sulla teoria della turbolenza. Richarson era uno studioso bizzarro ed eccentrico che era solito porsi domande che nessuno altro avrebbe mai formulato. Queste sue stramberie risultarono nell'anticipare scoperte che alcuni studiosi realizzarono nei decenni successivi. Nel libro Richarson si preoccupò di misurare la lunghezza delle linee costiere su scale differenti. Mandelbrot fotocopiò il disegno che descriveva queste misure e lasciò il libro dove si trovava per riprenderlo il giorno seguente, ma il libro sparì. Il disegno servì al matematico per formulare la teoria dei frattali perché faceva riferimento a qualcosa che noi tutti conosciamo, le coste. Mandelbrot si rese così conto che tutti gli studi effettuati da lui stesso avevano qualcosa in comune seppur spaziavano in discipline completamente differenti. Il modello di partenza era lo stesso: Mandelbrot si preoccupò di definire l’apparente caos insito in essi.

Ad esempio Michael Talbot sostiene l'esistenza di un potere “reality-structurer” della nostra coscienza (Michael Talbot, “Mysticism and the new physics”, London, Bantham, 1981).
E per collegare insieme questa rete di informazioni uso un trucco che ho imparato anni fa. Mi rilasso, chiudo gli occhi e associo liberamente per suono, per esperienza, per lettura, per fortuna, per errore ... pratico l'errare come metodo. In questo caso è un errare linguistico e filosofico, ma soprattutto simbolico.
Ho cercato tante volte di spiegarlo ad altre persone, in particolare al relatore della mia tesi di laurea a suo tempo. Inutile, tutti pretendono uno schema, un algoritmo lineare, un testo standard. “Eppure se lo posso pensare ... esiste già!”, mi giustifico da solo. Effettivamente funziona, o almeno mi diverte. Concateno gli elementi della mia piccola rete e mi metto a pescare nell'immaginario.
Fondamentalmente anch'io credo negli archetipi, credo in delle chiavi (quantitativamente limitate) che consentono di aprire delle porte del pensiero. Un alfabeto del logos per comporre frasi vecchie e nuove. Un passepartout per l'immaginario collettivo.
Ed ho il sospetto che l'errore sia una di queste chiavi.
E qui tiro fuori il mio cavallo di battaglia, la mia chiave di volta: Mario Pincherle.
Questo simpatico signore è stato l'unico che con un linguaggio semplice mi abbia spiegato cosa sono gli archetipi. Iniziai ad interessarmi all'argomento perché, appassionato kubrickiano, stavo tentando di conoscere C. G. Jung. Da lì sono poi stato in grado di andare a ritroso seguendo il filo conduttore che mi ha condotto all'errore.
Lo sbaglio è vivere credendo che si possa programmare il presente e il futuro sulla base del passato, poi subentra l’errore e siamo salvi. Si, salvi dall’appiattimento, dal calcolo algebrico, dall’imprinting che la società impone ad ogni nuovo arrivato sul pianeta Occidente.
Lo sbaglio non mi interessa, l’errore mi spaventa … e credo sia perché riconosco dentro di me delle ombre in rapido movimento su uno sfondo di oscurità.
Immagino che chiunque abbia scritto un articolo su questo numero di MOM sia in profondo un apologeta dell’errore che ama scardinare la logica lineare del senso comune … zigzagare senza progettare per linee. Come un rabdomante.
Eugenio Barba scrive:

Quando cerco di appoggiarmi a regole certe mi trovo ben presto sbeffeggiato per la mia ingenuità. Se mi rassegno all'idea d'un mondo assolutamente privo di regole, pago questa mia ingenuità con fallimenti altrettanto radicali. Che c'è, allora, in mezzo, fra la regola e l'assenza di regole? Fra la legge e l'anarchia? Se penso in astratto, sembra che non vi sia niente. Ma la pratica mi insegna che vi è qualcosa che ha insieme i caratteri della regola e quelli della sua negazione. Questo qualcosa in genere lo si chiama errore ed è lui a guidarmi fuori dalla confusione. Riconosco due tipi di errori: solidi e liquidi. L'errore solido si lascia misurare, modellare o modificare fino a perdere il suo carattere di inesattezza, equivoco, insufficienza o assurdità. Si lascia riportare alla regola o trasformare in ordine.
L'errore liquido non si lascia ghermire o valutare. Si comporta come una chiazza di umidità dietro una parete. Indica qualcosa che viene da lontano. Vedo che una certa scena è "sbagliata", ma se sono paziente e non faccio uso immediato della mia intelligenza, mi rendo conto che non va corretta, ma inseguita. Proprio il fatto che sia tanto palesemente sbagliata mi fa sospettare che non sia semplicemente sciocca, ma che segua una sua strada laterale, che ancora non so dove va a finire. La cosa più difficile da imparare è la capacità d'aggrapparsi all'errore, non per rettificarlo, ma per scoprire dove porti.


Eugenio Barba è un maestro folle del teatro. E’ un sacerdote che custodisce il suo tempio con cura da più di quarant’anni. Eugenio Barba riconosce nell’errore un segno dei tempi e dei loro cambiamenti.
Molto probabilmente dovrò riscrivere tutto, ma ho deciso di scrivere sotto pressione … sono le ore 5.35 di domenica 11 Marzo 2007. Sono a casa mia. Con il computer strapieno di softwares aperti e la RAM implorante pietà.
Tutto ciò nella speranza che l’errore si manifesti come un segno del prossimo cambiamento.

BAK

7 commenti:

Mio ha detto...

Ho voluto leggermelo e rileggermelo con calma. Molto interessante, davvero!
Credo che scienza, letteratura e filosofia condividano tutte lo stesso errore, lo stesso demone (che adesso so cosa vuol dire).
A mio avviso il demone è uno solo, è la nostra coscienza l'autoreferenzialità delle nostre scelte che, in quanto tali, non è mai possibile dimostrare giuste o sbagliate a priori ma anche e sopratutto dopo. I limiti del linguaggio e quindi del pensiero esposto, limiteranno sempre la comunicazione generando errori all'esterno dopo averli generati in noi, la cosa stupefacente di tutto questo è che essi portano a soluzioni irrazionali che, talvolta, aprono strade a verità incontrovertibili; purtroppo, per arrivare a ciò, bisogna passare attraverso degli assiomi che è sempre meglio evitare altrimenti si passa per un "appiattimento algebrico" delle vite. Accettare supinamente dogmi provenienti da terze parti porta al primo grande errore, la morte della coscienza.

Complimenti per il post Bak!
A presto,

Roberto


PS: hai mai letto: "Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante" di Douglas Hofstadter?
Tocca varie tematiche da te citate... io per ora non ho ancora avuto il coraggio di leggerlo anche se so già che merita!

Radio Pazza ha detto...

Ciao Mio, grazie davvero per la pazienza! Questi due ultimi post sono cose che ho ripescato e che non volevo lasciar morire così ...
Hofstadter mi manca, non lo conosco proprio <:-( magari se torno in Italia me lo cerco.
L'errore è una specie di benedizione se sappiamo fluire con esso ... una lama a doppio taglio ovviamente.
Spero il prossimo post sia "originale", qualcosa di nuovo.

Bak

Prisma "TBFKA MusEum" ha detto...

Bel post davvero. Ho faticato un po' a leggerlo per la complessità degli argomenti trattati. Argomenti che mi interessano molto, nonostante le mie basi cognitive non siano ancora proprio all'altezza. Ma l'istinto, quello funziona abbastanza bene, perciò je la posso fa'! ;)

Sono settimane che ho in mente una nuova puntata di RadioPrisma, ma non sono ancora riuscita a metterla in pratica. Sto scaricando la tua, al momento. Così me faccio 'na bella pera de Radio Pazza!

BAK ha detto...

Grazie anche a te per sorbirti i miei pipponi metafisici ... hahhah
E anche quelli radiofonici UHAHAUHUHUAHAHAAHAHA
Daje Prì Dajeeeee

;-)

Prisma "TBFKA MusEum" ha detto...

Ahahaha! Madò, me sto a ffà n'overdose de Radio Pazza, limortà! Quant'è lunga la puntata! :D:D:D

Però bravo, mi piace un mucchio la loooooooooooooooooooooooooong playlist! Certo che in alcuni momenti co' quella voce bisbigliata pari po'po 'n maniaco! :D:D:D
[Ha parlato la "reggggina" della radiofonia casereccia UAUAUAUA]

Vabbè, forse nel 2040 arriverà Radio Prisma number four. Forse.

DNAcinema ha detto...

ciao! ha aperto i battenti il nuovo portale di cinema direttamente dagli studios di Cinecittà. News, recensioni, anteprime, foto, video e tanto altro ancora; e se vuoi collaborare con noi scrivendo recensioni scrivici @ dnacinema@yahoo.it http://dnacinema.blogspot.com/ P.S. Complimenti per il blog, ottimo lavoro! A presto

scambio link, sei daccordo?

BAK ha detto...

Ciao e benvenuto nel blog dei miei deliqui, sono contento che ti piaccia e accetto l'offerta di collaborazione benvolentieri, semmai ti rispondo in maniera più estesa via mail.
Nel frattempo ti consiglio di visitare Radio Pazza dove io e Grex produciamo una web-radio/podcast.

Ti ho aggiunto al mio blog roll e anche a quello di Radio Pazza

Ciao

Bak

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