"…por eso he soñado con una obra que no se encajase en ninguna categoria, que en lugar de pertenecer a un género, los contuviese todos; una obra dificil de definir y que habría de definirse justamente por esa carencia de definición; una obra de la tierra en el cielo y del cielo en la tierra; una obra que fuese el punto de reunion de todos los vocablos diseminados en el espacio cuya soledad y desconcierto no podemos ni imaginar; el lugar, más allá del lugar, de una obsesión por Dios, deseo no colmado de un insensato deseo; un libro, por último, que sólo se entregase por fragmentos, cada uno de los cuales fuese el inicio de un libro."

Tratto da El libro de las preguntas – volumen II di Edmond Jabès, ediciones Siruela, El antelibro III, pagina 261. Trovai questo libro in casa di Didac e lo aprii a caso.

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giovedì, marzo 19

Il segreto

Il segreto è bello, seducente, può anche ossessionare.

Il secretum latino deriva dal verbo secerno, che ha il significato di "separare" e che, come ben si vede, non ha nulla a che vedere con il "nascondere". L'etimo suggerisce, quindi, l'esatto significato di "segreto" o secreto per "ciò che è stato separato".

Troppo facile. Magari è più interessante scavare nel proprio immaginario privato e trasformare ciò che era un segreto in qualcos'altro.

Io mi riconosco come individuo solo nella misura in cui sono separato dal resto del mondo. Ne risulta che io sono il mio stesso insondabile segreto. Sono la ghiandola che secerne la mia stessa natura, la mia individualità mettendo il mio secreto a disposizione di tutti. Questo stesso articolo è la mia secrezione.

Chi sa se il parallelismo fra biologia e società può reggere al suggerimento di una ghiandola sociale che secerna il siero, l'enzima della verità delle cose. Professarsi tale ghiandola è fonte di potere, basta pensare alle religioni, alle sette, alle società segrete, ai partiti e le loro ideologie, ai fenomeni letterari, alle case farmaceutiche, eccetera eccetera, tutte entità che hanno bisogno di affermarsi pubblicamente come fonte di verità.

Forse ci diamo anche troppa importanza. Cioè: ma che cosa saremmo noi in fondo? Ma che cosa sarebbe poi, il mondo, se noi andassimo avanti, a spiattellare tutti i nostri segreti? Un enorme talkshow, dove uno potrebbe dire: "E poi a cinque anni avevo fatto questo... per non dire poi che ho combinato quella volta...!" E ne verrebbero fuori le cose più imbarazzanti. Forse verrebbero fuori con una persona cui, dei tuoi segreti, non gliene importa assolutamente niente. E questo sarebbe davvero umiliante. Forse la gente tace i propri segreti proprio perché agli altri individui non gliene importa assolutamente nulla.

Si dice che il pettegolezzo sia un difetto, una piaga sociale, una cosa di questo genere. Insomma: è diffuso parlare male del pettegolezzo, ed è anche giusto parlare male del pettegolezzo, in un certo senso, ma è interessantissimo notare il fatto che esso, a parere di molti, sia uno degli universali antropologici. Il che equivale a dire che non c'è una sola società al mondo che non conosca il pettegolezzo, mentre ci sono le società che non conoscono il fuoco, che non conoscono la ruota. Quindi sembrerebbe far parte proprio dell'essere uomini il fatto di raccontare i fatti altrui o di non farsi soltanto i fatti propri.

Io ho i miei segreti, un altro ha i suoi. E questo, paradossalmente, è proprio quello che noi siamo. Non è quello che c'è di pubblico in noi a definirci come persone, bensì quello che c'è di più segreto.

Siamo noi stessi il segreto. Il nostro essere, la nostra natura. D'altronde il segreto, come concetto, non ha una definizione, semmai è quel luogo filosofico dove si suppone stia la verità coperta da un velo. Il segreto è il velo stesso, è il simbolo della verità. Rappresenta la verità attraverso un vuoto incolmabile.

La natura del segreto è suggerita, mai manifesta. Difatti un segreto è tale perché non “svelato”, un recinto inaccessibile nel mondo della comunicazione. Ed è questo il punto: il segreto esiste in funzione della comunicazione, ne è l'ombra. E come l'ombra il segreto appare quando c'è luce, ovvero quando si punta l'attenzione su un determinato argomento o questione.

La vita potrebbe proprio riassumersi in questo perpetuo divenire del segreto. Una vita è il gesto di “togliere il velo”.

Sapere il perché si confessi un segreto credo dipenda essenzialmente dal fatto che si sia abituati a parlare con la gente. Io credo che sia questo. Noi non riusciamo, a causa delle nostre abitudini a comunicare, a socializzare, la nostra vita interiore. E quindi lo statuto del segreto è davvero paradossale proprio per questo, perché sussistono delle verità che conosciamo benissimo, e non c'è bisogno di dirle, poi però fatalmente si finisce per dirle a tutti.

Allora il segreto esiste a posteriori? Esiste quando non è più? Effettivamente è così. Un segreto non esiste, almeno in teoria, fino a che non viene svelato. Come ogni altra cosa per esistere ha bisogno di un testimone.

Se un segreto esiste al di fuori della sfera comunicativa umana, a noi non è dato saperlo.

Quello che noi abbiamo da dirci, in generale, proviene dal fatto che usiamo delle parole per esprimerci, parole che possono essere fraintese. Se le persone potessero comunicare attraverso il pensiero, senza parole, non si direbbero più niente.

Che cosa realmente uno sia individualmente, questo non lo si può mai dire fino in fondo, perché resta determinato nello stesso modo in cui lo è un segreto. Quello che noi siamo davvero, la nostra reale identità unica irripetibile, eccetera, eccetera, è un vero segreto. Forse è anche un segreto per noi stessi.

2 commenti:

Mio ha detto...

Caro Bak,

sono almeno trenta minuti che provo a commentare questo post dopo averlo riletto almeno dieci volte, COMPLIMENTI DAVVERO!!!
Lineare, razionale, vero.
Anch'io come te sono affascinato dall'etimologia della parola così come dal linguaggio, peccato per i nosstri (se non sbaglio) studi tecnici vabbè, si è sempre in tempo ad imparare
Leggendo quanto hai scritto è per me impossibile aggiungere altro o riflettere oltre. Tutto il tuo pensiero si chiude in un cerchio. Dove si fermano le parole per i limiti intrinsechi del linguaggio nascono in me segreti nuovi che trovo nel senso che sta oltre le tue parole.

Sicuramente la nostra identità di persone è un segreto anche per noi, forse di più che per altri altrimenti non ci sentirebbe bene tra persone speciali che ci mostrano strade che noi mica pensavamo di poter percorrere.

Complimenti ancora Bak!
Spero a presto e ancora così in forma!

Roberto


PS: a breve spero di poterti inviare quel file... hai un consiglio per fare l'editing della voce sovrapposta musica?
Mi piace l'idea e mi fa ancor più piacere il tuo invito, grazie!

BAK ha detto...

Cool edit pro, si trova facilmente su emule con codici e tutto.
Grazie a te, davvero.
A presto

Bak

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